Interpretationshoheit

Die ‚authentische Interpretation‘ im Kirchenrecht und im französischen Recht (16. und 17. Jahrhundert)


Il dominio sull’interpretazione della legge

Uno studio sul concetto d’interpretazione “autentica” della norma tra il diritto canonico e il diritto francese nei secoli XVI e XVII

Il progetto di ricerca si propone di analizzare il concetto d’interpretazione autentica della norma con particolare riguardo all’esperienza canonistica post-tridentina, in relazione all’attività svolta dalla Congregazione del Concilio nei secoli XVI e XVII. Tale studio, inserendosi nel progetto del Max-Planck Forschunsgruppe “Governance of the Universal Church after the Council of Trent: Papal Administrative Concepts and Practices as exemplified by the Congregation of the Council between the Early Modern Period and the Present”, vuole cercare di offrire un’analisi del lavoro svolto della Sacra Congregazione del Concilio con particolare attenzione ai riferimenti giudici, senza tralasciare, però, tutti quegli aspetti storici senza i quali non sarebbe possibile fornire una visione esaustiva dell’argomento in questione.

Tale concetto d’interpretazione autentica della norma, ossia d’interpretazione riservata al potere legislativo, raggiunse la sua enunciazione completa nel 529, ad opera dell’imperatore Giustiniano, il quale con le famose parole “Imperator cui soli concessum est legere condere et interpretari” (C.J. 1.14.12) mostrava, senza troppi compromessi, la piena volontà di mantenere il controllo sul lavoro di riorganizzazione e compilazione normativa da lui ordinata e promulgata. Tale frase fu il risultato di un lungo processo evolutivo durato tutto il basso impero e finalizzato a sottrarre all’autonomia dei prudentes e dei giudici la facoltà di commentare le leggi, di adattarle al caso concreto e, in alcuni casi, di giungere a creare diritto nuovo. Il divieto imposto da Giustiniano, rappresentò, nel corso dei secoli successivi, un ottimo esempio per tutti quei sovrani che, a seguito di un processo di riorganizzazione e compilazione delle norme giuridiche, intendevano riservare a se stessi il potere di interpretare il nuovo testo. Furono questi i casi, per esempio, dell’Ordonnance pour la réformation des mæurs dans le Languedoc et le Languedoil (1254) e della Ley de las Siete Partidas (1265).

Anche il diritto canonico, in materia d’interpretazione della legge, non rimase del tutto indifferente al disposto giustinianeo quando, all’indomani dell’ultima sessione del Concilio di Trento, Pio IV con la Bolla Benedictus Deus (pubblicata il 30 giugno 1564), approvando tutti i decreti conciliari e se ne riservava ogni decisione in merito all’interpretazione e all’esecuzione. A distanza di poco più di un mese, il 2 agosto 1564, lo stesso Pio IV, con il motu proprio Alias nos nonnullas incaricava una congregazione cardinalizia di provvedere all’esecuzione dei decreti tridentini, era questa la Congregazione del Concilio, ma sempre al papa era riservata la facoltà di interpretarli in via autentica. Con la riforma della Curia Romana, voluta da Sisto V, con la Bolla Immensa aeterni Dei, del 22 gennaio 1588, la Congregazione del Concilio si avviava a divenire l’organo cui era demandato il compito di fornire l’interpretazione in via autentica dei decreti tridentini. Lo studio sull’attività della Congregazione del Concilio sarà finalizzato a comprendere quale fu il reale ruolo ricoperto da quest’organo nell’attuazione del processo di Controriforma e sarà svolto attraverso un approfondito esame delle serie archivistiche della congregazione stessa, relativamente ai secoli XVI e XVII, le quali sono ora conservate all’interno dell’Archivio Segreto Vaticano.

Tentando di offrire una possibile nuova prospettiva di ricerca, l’attività della Sacra Congregazione del Concilio verrà messa a confronto con un’altra esperienza giuridica concernente il rapporto tra il potere centrale e l’interpretazione della norma. Il riferimento va all’Ordonnance Civile del 1667, ordinata dal Re Luigi XIV al fine di riformare l’ordo iudiciarius del Regno di Francia. In tale testo normativo era previsto un articolo (art.7, tit. I) che vietava a chiunque di interpretare le disposizioni previste all’interno dell’Ordonnance stessa, prevedendo un obbligo di riferimento al re nel caso fossero sorti dubbi in merito applicazione delle leggi; divieto, questo, che rimase pressoché inattuato. A tale riguardo, il progetto di ricerca vuole cercare di analizzare le due differenti esperienze giuridiche tentando di comprendere se sia possibile rilevare, nonostante tutte le vicissitudini tra Francia e papato nel periodo post-tridentino, una sorta d’influenza esercitata dall’esperienza canonistica su quella francese. Infine, tale progetto cercherà di fornire la possibilità di comprendere quali furono i fattori che permisero alla Congregazione del Concilio di proseguire la sua attività, anche se con numerose modifiche alle sue competenze, per oltre quattro secoli; e quali, invece, furono le cause che comportarono la totale non attuazione del divieto imposto dall’articolo 7, titolo primo, dell’Ordonnance Civile.

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